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Arpocrate
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mwhqArpocrate (mwhgin greco antico Ἃρποκράτης, -ους?, Arpokrátes, mwhwin latino mwiaHarpŏcrătēs, -is) è una mwiqdivinità egizia appartenente alla mwigreligione dell'antico Egitto, corrispondente all'antichissimo dio mwiwHor pa khred, ossia mwjaHoro il fanciullo e che identificava il figlio di mwjqIside ed mwjgOsiride. Era anche la forma sincretica del dio Horo, del quale incarnava l'aspetto di figlio di due divinità.

Contents

Mito
Note

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Storia e culto

Citato nei mwkgmwkwTesti delle piramidi, sviluppò il culto vero e proprio solo in mwlaBassa Epoca e come erede terreno del padre divenne l'incarnazione della monarchia fin dal mwlqperiodo predinastico.

A partire dal mwlwTerzo periodo intermedio il suo culto divenne sempre più popolare e l'iconografia più diffusa lo rappresentava come un bambino stante o in braccio alla madre Iside, mentre si portava un dito alla bocca ad indicare che era il dio del silenziocite-ref-villarosa-1-0[1]. Jean-Pierre Corteggiani, nel suo libro mwnqL'Égypte ancienne et ses dieux dice che il dito sulla bocca non è che un atteggiamento tipico dell'infanzia che gli autori classici hanno frainteso, pensando in un invito al silenzio, legato ai misteri della dea madre Iside. In realtà il simbolo fatto con la mano altro non è che la rappresentazione del geroglifico bambino. Arpocrate fu scambiato dai greci come dio del silenzio ma in realtà è la rappresentazione di mwnwHorus bambino.

Il mito egizio più diffuso descrive Horus quale figlio di mwoqOsiride, il re divino ucciso e smembrato dal fratello malvagio mwogSeth, e concepito dopo che la madre mwowIside aveva recuperato le parti del corpo del marito, avvolgendole con le bende e inventando in tal modo la mwpamummificazione. Iside nascose il bambino fra i mwpqpapiri della palude del mwpgDelta del Nilo, un’area di confine fra la sfera umana e quella divina. Al riparo dal maligno Seth, Horus crebbe e riconquistò il trono del padre.cite-ref-2[2] Ma il piccolo, cui venne dato il nome Arpocrate, rimase nel suo “ruolo di base, per sempre un bambino, un riferimento e prototipo di tutti i bambini futuri”.cite-ref-3[3]

Altro elemento tipico di Arpocrate era la sua testa completamente rasata, ad eccezione di una treccia che gli ricadeva sul suo lato destro. La sua statua si trovava all'ingresso di quasi tutti i templi, per indicare che in quel luogo si onoravano gli Dei col silenzio, ovvero, secondo mwsaPlutarco, gli uomini che avevano una imperfetta cognizione della Divinità non dovevano parlarne che con rispettocite-ref-villarosa-1-1[1]. Gli antichi portavano spesso scolpita nei loro mwtqsigilli una figura d'Arpocrate, ad indicare che il segreto delle lettere andava conservato fedelmente.

L'immagine di mwtwIside che allattava il figlio ispirò successivamente il cristianesimo nell'iconografia della mwuaVergine con il bambino.

Anche se di origini egiziane, soprattutto dell'area del mwugBasso Egitto, il suo culto venne presto adottato anche nell'area greca e romana, dove rappresentò il dio del mwuwsilenzio, con il dito alla bocca e cinto di un mantello cosparso di occhi e di orecchi.

Età moderna

In età moderna, soprattutto nel corso del mwwwSeicento, molti eruditi, come ad esempio mwxaRalph Cudworth, ripresero la figura di Arpocrate come esempio e metafora della discrezione in ambito politico e dell'approccio esoterico alla conoscenzacite-ref-4[4].

Mito

Narra la mitologia che il fanciullo fu punto da uno scorpione: guarì grazie alla magia della madre, divenendo così il simbolo delle guarigioni. L'amuleto che lo raffigurava in piedi su un coccodrillo, mentre tiene in mano dei serpenti, era considerato di buon auspicio in caso di malattia.

Il mito lo volle anche vendicatore del padre nei confronti di mwzaSeth.

Nella cultura di massa

Arpocrate compare come uno degli dei ostaggi del mwzwtriumvirato composto da mwaaNerone, mwaqCommodo e mwagCaligola nel romanzo fantasy mwawLa tomba del tiranno (della serie mwbqmwbgLe sfide di Apollo) di mwbwRick Riordan.

Note

cite-note-villarosa-11. mweaF. S. Villarosa, mweqmwegDizionario mitologico-storico-poetico, vol. I, Napoli, Tipografia Nicola Vanspandoch e C., 1841, p.mwew 45.
cite-note-22. mwgamwgqLangmuir,mwgg p. 22.
cite-note-33. mwhgmwhwMeeks, Favard-Meeks,mwia p. 78.
cite-note-44. mwjaAlessio Miglietta, mwjqLo sguardo e il silenzio. Le ragioni del Newton più occulto, in mwjgAnthropos & Iatria, XVIII, n.mwjw 1, Genova, Nova Scripta, gennaio 2014, pp.mwka 42-43.

Bibliografia

• G.B. Bisso, mwlaIntroduzione alla volgar poesia, Remonadini, 1818. mwlqbooks.google.com
• Anna Ferrari, mwlwDizionario di Mitologia Classica, mwmaTEA, 1994, ISBN 88-7819-539-1
• citerefmeeks-favard-meeks(EN) Dimitri Meeks, Daily Life of the Egyptian Gods, Christine Favard-Meeks, Ithaca and London, Cornell University Press, 1996 [1993], ISBN 0-8014-8248-8, LCCN 96007984, OCLC 34576651, SBN USM2019418. URL consultato il 20 luglio 2022.
• citereflangmuir(EN) Erika Langmuir, Imagining Childhood, New Haven & London, Yale University Press, 2006, ISBN 0-300-10131-7, LCCN 2006006485, OCLC 150181491, SBN UBO3281902. URL consultato il 20 luglio 2022.

Altri progetti

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• Wikimedia Commons

• Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su Arpocrate

Collegamenti esterni

• mwoaElviro Langella, Il dio del silenzio (documento in formato mwoqPDF)